Il senso del colore nella moda

Il senso del colore nella moda

Dalla ricerca sulle sfumature maggiormente presenti nelle collezioni contemporanee al l’utilizzo del colore come strategia di marketing, passando alle due tonalità fondamentali della storia del costume, il nero e il rosa

Più di ogni forma o stampa, il colore ha contribuito alla storia del vestito, rispecchiando il sentimento di un determinato tempo e dando voce alla creatività degli stilisti. Così è stato fin dai tempi di Charles Frederick Worth, primo couturier a firmare le etichette dei suoi abiti (alla fine dell’800) e dunque primo a trasformarsi in star della moda. Pur se ancora legato a certe artificiosità dell’abito – per esempio, non abbandonò mai la crinolina – Worth ha sperimentato per primo con il colore attribuendo ai lilla, ai rosa, agli arancioni squillanti significati che saranno fondamentali per i suoi successori.

Oggi Tagwalk, il motore di ricerca che permette di esplorare le immagini di sfilate filtrate attraverso le tendenze, ha stilato un report sul tema del colore: quali sono i colori e gli accostamenti più usati dagli stilisti e quali invece sono in una fase di decrescita?

I colori più e meno usati negli ultimi anni

Nelle ultime quattro stagioni della moda i colori più utilizzati sono nell’ordine il nero, il bianco, il blu, il beige, il grigio, le tinte pastello, il rosa, il rosso, i toni neutri e il verde. Rispetto ai tre anni precedenti, il 2020 ha visto una forte crescita per i colori della terra (scelti da Burberry, Lemaire, Missoni, Tod’s e Acne Studios) e per quelli al neon (nelle collezioni di Off-White, Moncler, Collina Strada e Bottega Veneta), mentre sono in decrescita il senape, il bordeaux, il blu navy, l’arancio e il viola.

Dalla sfilata autunno inverno 2020/2021 di Salvatore Ferragamo

Nello stesso report Tagwalk si concentra su cinque temi che saranno forti per il prossimo autunno inverno 2020/2021. Ci sono i colori accesi, particolarmente presenti nella sfilata di Saint Laurent by Anthony Vaccarello, il total black, presente sulle passerelle di Balenciaga, Dolce&Gabbana e Valentino, il bianco&nero, i toni neutri, e il ritorno del color block, scelto da Roksanda, Coach, Lacoste, Molly Goddard e Boss.

Da sinistra: Valentino, Issey Myake, Saint Laurent by Anthony Vaccarello, JW Anderson, Alberta Ferretti

Il nero nella storia della moda

Prima a impossessarsi del nero fu Chanel, uno dei brand che ha coltivato meglio la sua storia centenaria e trasformato in simboli pop le creazioni della sua fondatrice. Per esempio la Little Black Jacket (e il Little Black Dress) che nel 2014 aveva raccontato il significato di un capo così iconico – soprattutto per il suo colore – con una mostra itinerante arrivata anche alla Rotonda della Besana, a Milano, e con un libro edito da Steidl. Sul suo perfetto abito nero, Coco Chanel disse “Per quattro o cinque anni non ho fatto altro che abiti neri, con un colletto bianco, e si vendevano a caldissimo, ho fatto una fortuna”. Anche il bianco ebbe un ruolo fondamentale, “Ho detto che il nero domina tutto. Così come il bianco. Sono bellezza assoluta. L’armonia perfetta“.

Dalla sfilata autunno inverno 2020/2021 di Chanel

Del nero si impossessano poi le sottoculture giovanili che invadono la moda dalla fine degli anni ’60 in poi. A partire dal punk e dalla sua declinazione New Romantic, i cui protagonisti sono i pirati dell’immaginario di Vivienne Westwood, fino all’anti-moda di Rei Kawakubo (fondatore di Comme des Garçons), Issey Miyake e Yohji Yamamoto, per il quale “Il nero è modesto e arrogante allo stesso tempo. Il nero è pigro e facile, ma misterioso. Ma soprattutto il nero dice questo: non ti disturbo, non disturbarmi“.

Dalla sfilata primavera estate 1990 di Yohji Yamamoto

Per questi ultimi il nero è uno strumento per ribellarsi, e cancellare il legame tra moda e estabilishment. Lo stesso sarà per il loro seguace numero uno, Martin Margiela, a cui è stato recentemente dedicato il documentario In His Own Words, e più recentemente Demna Gvasalia che ha concentrato la sua ultima collezione per Balenciaga sul total black, come riporta il report di Tagwalk.

Dalla sfilata autunno inverno 2020/2021 di Balenciaga

Il rosa nelle storia della moda

Altro colore mutevole e ricco di significati, oggi più che mai, è il rosa: il suo ruolo nella moda è spiegato attraverso decine di fotografie nel libro Pink, edito da Valerie Steele. Non si può parlare di rosa senza nominare Elsa Schiaparelli e il suo shocking, reso popolarissimo nel 1936 grazie al packaging del suo profumo, appunto, Shocking, e dagli abiti amati dalle dive più anticonformiste del tempo.

Zsa Zsa Gabor in abito Elsa Schiaparelli, nel 1952

Ma è proprio nel mondo contemporaneo che il rosa, o meglio, il Millennial Pink, ha assunto un ruolo determinante: mai prima una certa sfumatura era stata capace di diventare simbolo di una generazione.

Da quando nel 2015 l’azienda Pantone ha incoronato il Rose Quartz, questa sfumatura non ha mai smesso di essere al centro delle tendenze moda e si è insidiata in molti altri mondi  – dall’estetica cinematografica di Wes Anderson che ogni giorno è illustrata in un account Instagram da 1 milione di follower al brand di beauty Glossier che ha fatto di questo rosa il suo punto di riferimento (nel packaging e non solo).

La felpa in Millennial Pink di Glossier, indossata da Iris Apfel

I colori nelle strategie di comunicazione

Come per Glossier, più volte una particolare tonalità è diventata il simbolo di un brand, trasformandosi in elemento guida di marketing. Uno su tutti è il Pantone 1837, detto anche robin’s egg blue o, appunto, l’azzurro Tiffany. Fu lo stesso fondatore, Charles Lewis Tiffany, a utilizzarlo per primo nel catalogo Blue Book ispirandosi alle gemme turchesi favorite dalle dame della sua epoca e oggi quello stesso colore si riflette nell’eredità del brand, dal packaging alle campagne pubblicitarie.

La campagna pubblicitaria 2020 di Tiffany&Co.

E poi l’arancione agrumato delle confezioni di Hermès, legalmente registrati e nato da una necessità dei tempi della seconda guerra mondiale, quando a causa del razionamento il brand dovette sostituirlo al suo tradizionale color crema con bordo dorato della sua carta granulata. Venne poi adottato ufficialmente e definitivamente, fino ai giorni nostri. Recentemente Hermès ha lanciato la prima collezione di rossetti, Rouge Hermès: uno dei colori è proprio l“Orange Boite”.

rafaelgroup
No Comments

Leave a Comment