La Milano Fashion Week invade al città. Anche se si prevede un migliaio di presenze in meno dalla Cina

La Milano Fashion Week invade al città. Anche se si prevede un migliaio di presenze in meno dalla Cina

Sempre più spazi della cultura e dell’arte aperti alla moda. Presentate dal 18 al 24 le collezioni del prossimo autunno inverno. Ma l’effetto del Coronavirus si fa sentire

La Milano fashion week prende il via il 18 febbraio (fino al 24), ma già da lunedì 17 la città si apre alla moda con sfilate, presentazioni e anticipazioni. Milano Moda Donna ci racconta la moda dell’autunno inverno 2020/21 con un ricco programma che vedrà in passerella 56 sfilate, 96 presentazioni, 2 presentazioni su appuntamento e 34 eventi tra arte, moda e cultura. Un legame, quello tra arte e cultura, che ha rilanciato la manifestazione, grazie alla stretta collaborazione tra il Comune la Camera Nazionale della Moda. Intesa che, oltre a confermare l’utilizzo della Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale per la presentazione delle collezioni dei giovani stilisti esordienti e per gli eventi istituzionali, prevede anche l’apertura alla moda di diversi luoghi d’arte e della cultura milanese.

Inclusività

Non è solo stile: la moda si fa messaggio politico nel ruolo di bandiera capace di portare avanti battaglie importanti del suo tempo. Nel segno dell’inclusività è la campagna di comunicazione di Camera Nazionale della Moda e Yes Milano che sarà veicolata in tutta la città attraverso affissioni e schermi. Protagonista Lea T, la modella trans che lotta contro l’omofobia, fotografata da Stefano Guindani.

Le lezioni di Italo Calvino

«La moda industria culturale, sistema di comunicazione, territorio ricco, ibrido e problematico, ma anche pratica scientifica e poetica, e quindi naturalmente letteraria» è il tema della mostra «Memos – A proposito della moda in questo millennio» (rifermento alle Lezioni americane di Italo Calvino, che lo scrittore avrebbe dovuto tenere nell’autunno del 1985 ad Harvard), al Museo Poldi Pezzoli (vernice il 20, aperta al pubblico dal 21 febbraio al 4 maggio), curata da Maria Luisa Frisa con il supporto del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, di ICE Agenzia e del Comune di Milano e con la partecipazione di Tendercapital. In esposizione una selezione di abiti, riviste e oggetti che fanno parte della storia della moda, tra cui creazioni di Giorgio Armani, Arthur Arbesser, Riccardo Tisci per Burberry, Karl Lagerfeld per Chanel, Gabriele Colangelo, Maria Grazia Chiuri per Dior, Marco de Vincenzo, Fendi, Alessandro Michele per Gucci, Prada, Pier Paolo Piccioli per Valentino, Giambattista Valli, Versace. Maria Luisa Frisa riflette anche sulla pratica del fashion curating coinvolgendo Judith Clark per l’exhibition making e Stefano Tonchi con un progetto visuale.

Milano, città aperta

Nessuna capitale della moda può offrire per sfilate e presentazioni scenari tanto prestigiosi, palazzi storici, chiese. Per questa stagione, da Elena Mirò (sfilata il 17) ad Aquazzura a Gentryportofino hanno scelto, di accogliere stampa e buyer all’interno di Palazzo Clerici, una delle dimore settecentesche più lussuose e fastose grazie alle trasformazioni messe in atto da Giorgio Antonio Clerici che nel 1741 affidò a Giovanbattista Tiepolo l’incarico di decorare la volta della galleria di rappresentanza. Tra gli appuntamenti spicca anche la sfilata che Emilio Pucci realizzerà all’interno della basilica di Sant’Eufemia, in corso Italia. Lo storico marchio fiorentino, oggi proprietà del colosso francese Lvmh, svelerà i capi realizzati con la collaborazione della guest designer francese Christelle Kocher, fondatrice del marchio Koché.

Gli effetti del Coronavirus su moda e lusso

Si comincia il 18 febbraio con l’inaugurazione del Fashion Hub ospitato, per la prima volta, alla Permanente. Ma gli effetti del Coronavirus si sono già fatti sentire. Tra le aziende più penalizzate ci sono infatti quelle del settore della moda e del lusso, che realizzano in Cina e/o grazie al turismo dei viaggiatori asiatici una porzione importante dei propri fatturati (40 per cento). «Ogni mese a Milano il turismo cinese porta 300 milioni di euro tra alberghi, shopping e ristoranti, oggi siamo già al 40% in meno rispetto al periodo precedente al virus», ha spiegato il sindaco Beppe Sala, citando i dati della Confcommercio di Milano. È altrettanto certo, secondo Carlo Capasa, che alla Milano Fashion Week arriveranno quasi mille persone in meno (addetti ai lavori e compratori).

Un ponte (virtuale) con la Cina

E per sottolineare la vicinanza di Milano alla comunità cinese durante la serata di apertura partirà l’iniziativa «China, we are with you» realizzata da Camera Nazionale con la finalità di costruire un ponte tra l’Italia e il colosso asiatico, portando la Milano Fashion Week in Cina, attraverso live streaming e contenuti speciali, per dare un segnale di positività in questo momento di grande difficoltà.

La Fashion Week potrà essere seguita live su cameramoda.it con streaming delle sfilate, video e fotogallery delle collezioni, attraverso l’App di CNMI. Video delle sfilate e contenuti speciali saranno trasmessi anche sul maxischermo in corso Vittorio Emanuele, angolo piazza San Babila»

Tratto da: https://www.corriere.it/moda/20_febbraio_16/milano-fashion-week-invade-citta-anche-se-si-prevede-migliaio-presenze-meno-cina-81c854f6-50ba-11ea-a691-847c284ba0e7.shtml?refresh_ce-cp

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