Moda Sostenibile: l’upcycling di Young N Sang

Moda Sostenibile: l’upcycling di Young N Sang

La collezione del duo coreano è un mix tra tradizioni popolari e un uso innovativo di materiali di scarto

Il duo composto da Youngshin Hong e Sanglim Lee rappresenta l’anima del brand di menswear Young N Sang, da poco dedicatosi completamente alla moda sostenibile. Il percorso che hanno deciso di intraprendere è totalmente incentrato sul recupero, declinato nelle sue più varie accezioni. Da un punto di vista estetico invece quest’anima ecologica si è coniugata alle tradizioni della Corea, dalla quale la coppia proviene, che sono state rielaborate in chiave contemporanea, ma sempre molto rispettosa, così come la scelta (azzeccatissima) di usare il nonno di uno dei due come modello. La nuova collezione di Young N Sang, priva di una vera connotazione stagione, si intitola Street Venders (venditori ambulanti in italiano, ndr) vista l’importanza del mercato tradizionale coreano, che si configura come una potente fonte di ispirazione per molti designer. Per il duo che mira alla raccolta di tutto ciò che può essere riportato a nuova vita, un immenso mercato rappresenta certamente un cruciale incubatore di possibilità che aspettano solo di essere colte per assumere nuovi ruoli e significati.

L’upcycling di Young N Sang è inoltre ispirato agli stessi venditori ambulanti che, a quanto dicono i designer, hanno sempre uno stile personale molto deciso, attraverso il quale si possono scoprire combinazioni estetiche nuove e inaspettate, che li influenzano costantemente. Tutti questi elementi hanno portato alla collezione di moda sostenibile Street Venders.

La tecnica principalmente usata per questa collezione è quella dell’intreccio realizzato a mano: dopo aver recuperato una serie di tessuti, questi sono stati tagliati a strisce, poi intessute insieme per dare vita a una sorta di moderno bouclé. Questo nuovo materiale ottenuto dall’utilizzo di scarti recuperati è stato scelto per realizzare camicie da bowling e giacche che rievocano classici giubboti jeans. Le camicie sono anche tropicali grazie a una lavorazione patchwork che prevede l’inserzione di parti di stampe differenti, poi applicate su una prima stampa usata come sfondo. Queste sono quindi abbinate a dei pantaloni morbidi che sono ottenuti dalla fusione di due diverse sezioni dei pantaloni stessi, tagliati prima in verticale e poi riassemblati insieme, unendo però la parte esterna con quella interna, montata perciò al rovescio. Le maglie sono anche a manica lunga con fantasie ricreate attraverso un patchwork asimmetrico, grazie al quale nascono motivi nuovi oppure con stampe orientali che vengono accentuate attraverso l’applicazione di piccole perline e pietre, cucite in modo incompleto.

Gli accessori giocano sicuramente un ruolo determinante, rappresentando in modo evidente questo concetto di upcycling: i gioielli sono infatti creati attraverso la combinazione di “cianfrusaglie”, definite così dagli stessi designer, che gli conferiscono però una divertente anima pop, grazie ai moschettoni, gli ami da pesca e i piccoli giocattoli che li compongono. I marsupi sono tenuti insieme da grandi spallacci recuperati dagli zaini, che diventano anche cinture, usate perfino per fissare una coperta in pile con la stampa di una tigre, utilizzata come mantella.

rafaelgroup
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